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Sara De Benedetto
Sara De Benedetto
09:25 18 Dec 16
la ringrazio per i consigli che mi dai tutti i giorni
Fabio Vitillo
Fabio Vitillo
16:47 10 Aug 16
Bravissimo!!!
Fabio HomeVideo
Fabio HomeVideo
11:12 12 Jul 16
Arturo Verdicchio
Arturo Verdicchio
17:10 09 Jul 16
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Archivio di febbraio 2010

DOVE NASCONO E SI SVILUPPANO LE ZANZARE


Insieme all’arrivo della buona stagione, ogni anno si ripresentano puntuali le zanzare, a tormentare le notti estive dei cittadini. Le zanzare trovano negli ambienti urbani moltissimi luoghi che risultano idonei allo sviluppo delle larve (caditoie, pozzetti, contenitori di raccolta, sottovasi, grondaie otturate, pneumatici, depositi accidentali d’acqua).
Le zanzare si riproducono sulla superficie di acqua stagnante dove vengono deposte le uova che compiono tutto il loro ciclo biologico fino allo sviluppo dell’insetto adulto. La durata del ciclo di sviluppo delle zanzare dipende dalla temperatura e in estate un intero ciclo viene completato in pochi giorni. A complicare i già difficili rapporti di convivenza dei cittadini con le zanzare, recentemente si è aggiunta una specie ancora più fastidiosa, la “zanzara tigre” (Aedes albopictus) che in Italia si sta diffondendo sempre di più. La zanzara tigre è attiva di giorno ed è più aggressiva delle altre specie poiché è in grado di pungere le persone rapidamente e più volte.

COSA FARE

Per contrastare la diffusione delle zanzare è necessaria la collaborazione di tutti per evitare la formazione di ristagni d’acqua che possono diventare focolai di infestazione.
> evitare che l’acqua ristagni nei sottovasi.
> pulire periodicamente i pozzetti di raccolta delle acque che possono essere ostruiti da foglie e detriti
> eliminare dai propri giardini e orti le raccolte di acqua non utilizzate oppure chiudere i contenitori con coperchi ermetici o zanzariere a maglia fine
> evitare l’accumulo di acqua all’interno dei pneumatici lasciati all’aperto
> assicurarsi che non si formino pozze artificali sui teli di nylon utilizzati per la copertura
> controllare periodicamente le grondaie per evitare che vengano ostruite da foglie o altro materiale e non scarichino regolarmente l’acqua
> introdurre dei pesci rossi che si nutrono delle larve di zanzara nelle fontane ornamentali, vasche e laghetti
> trattare le caditoie, i pozzetti e i ristagni d’acqua che non è possibile eliminare con prodotto antilarvale a partire da aprile/maggio fino ad ottobre. Seguire attentamente le indicazioni riportate sul foglietto illustrativo del prodotto.

CENNI BIOLOGICI SULLA ZANZARA TIGRE

L’Aedes Albopictus, più nota col nome di ” zanzara tigre”, ha origini nelle foreste tropicali del sud- est asiatico.
Dal 1986 la specie si è diffusa attraverso il commercio dei copertoni usati (pneumatici) negli Stati Uniti, in seguito in Sud America ed in Europa. Appare in Italia nel 1990. Nel 2000 è già diffusa in 9 Regioni, 30 Province e 190 Comuni.
Il periodo più favorevole allo sviluppo è quello estivo; per riprodursi predilige le piccole raccolte di acqua stagnante. Le uova sono deposte all’asciutto poco sopra il livello dell’acqua, facendole aderire alle pareti di un contenitore o alla vegetazione presente. Il ciclo di sviluppo di Aedes Albopictus varia dai 10 giorni a più settimane, a seconda della temperatura. La larva è acquatica. Una volta sommerse, a seguito di pioggia o annaffiatura, le uova si schiudono.
L’Aedes Albopictus è capace di superare stagioni invernali anche molto rigide: le uova sono dotate di una struttura particolare che permette loro di resistere al disseccamento e quindi di ritardare la schiusa anche di parecchi mesi. Grazie a questa capacità, le uova deposte all’inizio dell’autunno ( periodo meno favorevole allo sviluppo ), sono in grado di ibernare, attraverso una diapausa embrionale, sopravvivendo così anche a temperature sotto lo zero.
L’Aedes Albopictus attacca in sciami, prevalentemente all’aperto e durante la tarda mattina, in un raggio di poche centinaia di metri dal focolaio larvale. Vola basso a pochi centimetri dal suolo.
E’ più aggressiva delle altre zanzare e colpisce soprattutto gli arti inferiori provocando vistose bolle e pruriti particolarmente fastidiosi nei soggetti più sensibili. Le persone colpite sono talora costrette a d abbandonare le attività all’aperto e rifugiarsi al chiuso.
La distribuzione sul territorio dell’Aedes Albopictus è discontinua, riscontrabile nelle zone urbane e suburbane ricche di vegetazione ed umide. La capacità di questa zanzara di utilizzare piccole raccolte di acqua dolce per depositare le uova, ne rende estremamente complesso il controllo.
La lotta a questo insetto è già in atto dalla data del suo primo avvistamento da parte delle autorità competenti delle regioni più colpite, perché oltre ai rischi sanitari la sua notevole aggressività nei confronti dell’uomo determina molti disagi nelle zone infestate. Per una più capillare disinfestazione occorre adottare comportamenti corretti volti alla prevenzione e alla lotta in ambito domestico. E’ altresì fondamentale ricorrere a una forma di controllo integrato che non può prescindere dalla buona conoscenza della biologia e del comportamento della zanzara, da un’accurata opera di mappatura del territorio e da una continua attività di sorveglianza.
FONTE: INTERNET

 Punteruolo Rosso palme Roma 

Sconfitto il ”punteruolo rosso” salvezza per le palme di Roma

Arriva dal mare la salvezza per le palme di Roma. Una task force finanziata dal Campidoglio e composta da periti agrari e da dottori forestali ha trovato il rimedio contro il “punteruolo rosso”, il terribile parassita che ha già decimato centinaia di alberi nei quartieri costieri e che ha cominciato l’invasione anche in città.Centodieci su centodieci salvate dall’epidemia. E’ il risultato entusiasmante del trattamento sperimentale preventivo completato a Ostia dalla squadra messa in campo dall’assessorato comunale all’Ambiente. Da domani la lotta si sposterà a Roma e si comincerà dalle palme di Villa Torlonia ed a quelle di Villa Pamphili. Il Rhynchophorus ferrugineis, questo il nome scientifico del disastroso pidocchio importato dall’Africa, è stato sconfitto al Lido da una tecnica iniettiva studiata dal Collegio dei periti agrari di Roma e da esperti forestali. «Si tratta di una procedura che sta dando risultali pieni – spiega Leonardo Perronace, segretario del collegio e capo del team di operatori – Abbiamo dovuto attendere i primi caldi e quindi il risveglio vegetativo delle piante per poter intraprendere la controffensiva».Per comprendere il funzionamento della medicina, bisogna fare un passo indietro e capire qual è l’effetto del “punteruolo rosso”. Il parassita vola di pianta in pianta anche in un raggio di un chilometro e mezzo, rilasciando per ciascun individuo decine di migliaia di uova sulla sommità delle palme. Quando le uova si schiudono, le larve aggrediscono l’albero nutrendosi della linfa e della parte verde. In meno di novanta giorni la pianta non solo muore ma diventa essa stessa veicolo d’infezione. Da ciò l’obbligo imposto dalla Regione Lazio di abbattere i fusti e distruggerli attraverso incenerimento. Un’impresa che costa tra i mille ed i millecinquecento euro a pianta.La piaga del punteruolo rosso ha sterminato centinaia di palme dapprima sul litorale romano, da Sabaudia a Ostia a Casal Palocco, all’Infermetto, sino a Cerveteri e Ladispoli. Poi ha invaso Roma. Piante essiccate sono state registrate all’Eur, lungo la Casilina e in piazza Cavour. Dopo una sperimentazione durata diversi mesi, finalmente l’antidoto.«La cura preventiva – spiegano Perronace e il forestale Bruno Santoro assistiti da Luca Coletta – riguarda un’endoterapia a base di Amabectina diluita con un solvente che ne favorisce l’assorbimento da parte della pianta. Si agisce sulle palme sane ma anche su quelle che mostrano i primi sintomi». L’Amabectina è un veleno estratto da un batterio del terreno che agisce per ingestione da parte del parassita e che in 12 ore dimezza la sua tossicità sugli altri esseri viventi per effetto dell’insolazione.L’attrezzatura della squadra anti-punteruolo sembra quella di un ghostbuster: trapano a punta lunga disinfettata a fuoco, valvolina plug e iniettore che funziona ad una pressione di tré atmosfere. La preoccupazione del professor Carlo Blasi, docente della Sapienza e presidente della Società italiana di Botanica, di «intervenire il più presto possibile per evitare l’epidemia, ma senza utilizzare sostanze volatili che possono causare problem i di tossicità», è stata rispettata in pieno.«L’Amabectina – spiega Perronace – resta imprigionata nella pianta ed è assorbita dal tessuto vegetale. Quando le larve mangiano, si avvelenano. Ne abbiamo trovate a milioni morte in quegli alberi che sospettavamo potessero essere stati colpiti dal punteruolo rosso».L’efficacia è confermata anche da un’azienda specializzata, la arboricoltura.net, che ha impiegato lo stesso trattamento su circa 150 piante in giardini privati di Casal palocco e Infernotto. «Da lunedì – anticipa il team di lavoro finanziato dal Comune di Roma -opereremo a Villa Torlonia e in altri punti a rischio della città. Purtroppo il finanziamento prevede il trattamento per altre 200 essenze, ci auguriamo che si possa proseguire e arrivare a tutelare l’intero patrimonio comunale delle palme che conta circa duemilacinquecento esemplari». Il nuovo dirigente dell’assessorato comunale all’Ambiente, Bruno Cignini, sottolinea che «finanziare il trattamento per il resto del patrimonio di palme pubbliche è una priorità che sottoporrò all’attenzione del nuovo sindaco Alemanno». 
FONTE:  STABIACHANNEL