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Sara De Benedetto
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09:25 18 Dec 16
la ringrazio per i consigli che mi dai tutti i giorni
Fabio Vitillo
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Bravissimo!!!
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Archivio di luglio 2010

Le Pulci

Le pulci si nutrono di sangue attraverso un apparato simile a quello delle zecche. Le pulci hanno tra i loro ospiti abituali gli animali a sangue caldo, per cui non disdegnano l’uomo.

    

USO INTELLIGENTE DEGLI INSETTICIDI PER LE DISINFESTAZIONI

L’obiettivo delle ditte di disinfestazione è di eliminare il problema perché il cliente sia assolutamente soddisfatto e le richiami in futuro; l’obiettivo di chi desidera un intervento ecocompatibile è di assicurarsi un servizio a basso impatto ambientale.

Qui va chiarito un concetto: non esiste un metodo che dia risultati immediati e totali e che non inquini!

Qualunque ditta si scelga, assicurarsi di persona che utilizzi il prodotto concordato e che lo faccia con le modalità corrette, in funzione dell’obiettivo da raggiungere e dell’azione del prodotto.

Se chiedete l’utilizzo del Bacillus thuringiensis, fatevi aprire la confezione davanti; spesso gli operai si presentano a casa delle persone con bidoni di prodotti già pronti nei quali non è possibile controllare il contenuto.

Quando si sparge il prodotto, quasi mai viene tenuto presente che le zanzare volano fino a circa 2 m di altezza, quando cercano qualcuno da pungere; di solito si posano sui muretti, a 1,50 m o si nascondono tra i cespugli bassi. Non serve a niente spruzzare l’insetticida in ogni dove e soprattutto sugli alberi! Si avvelenano altri insetti utili, piccoli rettili e gli uccelli.
Molto più efficace risulta spruzzare abbondantemente i muretti ed i cespugli bassi evitando così anche pericolose ricadute di nebbiolina tossica sulle nostre teste durante l’erogazione e successivamente durante le piogge.

Se viene proposto un prodotto naturale a base di piretroidi, va considerato che il piretro naturale si disattiva velocemente sotto i raggi UV e ha un odore pungente; se non si sente alcun odore non è piretro naturale ma un prodotto di sintesi simile, di nuova generazione, molto quotato sul mercato proprio per l’assenza di cattivo odore ma inquinante, nè più nè meno, di qualsiasi altro insetticida.

In mancanza di metodi alternativi è utile ricordare che gli insetticidi possono essere veicolati in solvente o in base acquosa; scegliendo quest’ultima si spende un pò di più ma si inquina molto di meno.

Quando si legge sull’etichetta di un insetticida che “non nuoce agli animali domestici”, non è un’affermazione del tutto corretta. I test di laboratorio sono fatti con metodi che testano la DL50 cioè la dose letale per il 50% degli animali esposti. A chi ha un gatto in casa e gli interessa sapere se lo troverà a pancia in aria dopo aver leccato l’insetticida, poco importa se i test stabiliscono che per uccidere un gatto serve 1/3 o tutto il flacone. Il prodotto, in virtù del fatto che è un insetticida, è tossico che sia naturale o di sintesi. Non sono importanti solo le quantità di prodotto ingerito, ma contano (e tanto) anche la massa corporea dell’animale, il peso, il suo stato di salute al momento dell’ingestione, l’età, quel che ha mangiato subito prima o subito dopo, eventuali ferite (l’assorbimento avviene anche attraverso la pelle), la stessa fisiologia (gli apparati gastroenterico e respiratorio non sono uguali in tutti gli animali). Inoltre e non è cosa da poco, un prodotto può essere tossico per accumulo nel tempo, diventando difficile stabilire l’ordine di causa-effetto all’atto della diagnosi.

Ricordiamo infine che certi prodotti sono cancerogeni e teratogeni anche per i nostri animali ai quali molto spesso non spetta neanche il diritto di replica.

 
Testi: Sabrina Calandra tratti da http://www.soccorsofauna.com/index.html

Coscienti dell’importanza di effettuare i servizi con disinfestazioni ecocompatibili rispettando la natura, informiamo i nostri clienti sui danni che i servizi fatti senza la dovuta professionalità possono provocare.
 
 
 

Videoispezione Endoscopica tubazioni fognarie

La videoispezione endoscopica permette di vedere, attraverso un monitor, lo stato delle tubazioni e la loro lunghezza, pertanto risulta più facile intervenire in caso di rottura o intasamenti. Ottimo sistema per controllare le acque nere di scarico delle fognature

Cimice dei letti sistemi di lotta, pervenzione ed eradicazione

La cim­ice dei letti fa parte della famiglia delle  Cimi­ci­dae (cim­ice piatta) dell’ordine degli insetti artropodi ectoparas­siti ematofagi. La Frog Ser­vice inter­viene,per la disinfestazione delle cimici dei letti, con­trol­lando lo stato di infes­tazione, ver­i­f­i­cando la pre­senza degli insetti, in modo accurato e approfondito lad­dove vi siano pos­si­bili punti di annidamento. Di con­seguenza adotta le metodolo­gie più idonee, come l’utilizzo della criodisinfestazione, o del vapore secco erogato alla temperatura di 180 gradi, metodi di disinfestazione ecocompatibile ed ecologica.

   

Vespa Comune

Foto Vespa Comune realizzate dalla Frog Service

    

La zecca del piccione Argas reflexus  ed i rischi per la salute umana

Cristina KHOURY e Michele MAROLI

Dipartimento di Malattie Infettive, Parassitarie ed Immunomediate,

Istituto Superiore di Sanità, Roma

Riassunto. – La massima presenza dei colombi (Columba livia f. domestica) nelle aree urbane non solo è fonte di importanti danni estetici quali, degrado di piazze, chiese, statue e palazzi, ma crea sempre più spesso gravi problemi igienico sanitari. Il colombo, infatti, può veicolare numerosi agenti patogeni ed essere a sua volta infestato da vari ectoparassiti. Fra questi, Argas reflexus (Acari: Argasidae), meglio nota come la zecca del  piccione,  è  senz’altro  l’artropode  ectoparassita  più  importante  dal  punto  di  vista  della  salute  umana. Sempre più frequenti sono le segnalazioni di abitazioni letteralmente invase da A. reflexus e le conseguenti aggressioni all’uomo stesso con un crescente interesse sanitario, poiché la puntura della zecca può dare origine a reazioni anafilattiche gravi dovute all’alto potere allergizzante ed essere fonte di trasmissione di patogeni. Nella presente rassegna vengono trattate le attuali conoscenze riguardanti la distribuzione, l’ecobiologia, il ruolo nella trasmissione di agenti patogeni, la prevenzione ed il controllo di questa zecca.

Introduzione

La sempre più comune diffusione del colombo di città  (Columba  livia  f.  domestica)  nei  centri  abitati spesso è causa di seri danni all’ambiente, al patrimonio artistico (degrado di piazze, chiese, statue, palazzi) ed alla salute umana, al punto che a buona ragione questo volatile  può  essere  considerato  un  infestante  degli ambienti   urbani.   Il   colombo   di   città   trae   origine dall’incrocio di razze di colombi domestici, sfuggiti da allevamenti  e  da  poligoni  di  tiro;  non  è  quindi  una specie  selvatica  ma  è  un  randagio  che,  essendo  in origine    animale    da    allevamento,    ha    un    ciclo riproduttivo  continuo  con  un  alto  numero  di  covate all’anno.   Rari   sono   ormai   gli   esemplari   dei   veri colombi  torraioli  (Columba  livia),  specie  selvatica inurbata, nelle nostre città. La potenzialità riproduttiva del colombo, l’assenza nei centri abitati di predatori di uova o di piccoli (taccole, cornacchie, ecc.) e di adulti (uccelli rapaci), la grande disponibilità di cibo e di siti di nidificazione, hanno come conseguenza un notevole incremento della popolazione a discapito dello stato di salute dei piccioni.

Il colombo può essere infestato da vari ectoparassiti. Fra questi, Argas reflexus (Acari: Argasidae), meglio  nota  come  la  zecca  del  piccione,  è  senz’altro l’artropode  ectoparassita  più  importante  dal  punto  di vista della salute umana. 

Specie –  Caratteristiche e manifestazioni cliniche

 Dermanyssus gallina     Acaro ematofago parassita di polli, piccioni, uccelli selvatici ed occasionalmente l’uomo; si nutre di notte mentre di giorno si rifugia nelle crepe dei muri e dei pavimenti.  Provoca irritazioni cutanee e dermatiti. È potenziale vettore di virus e spirochete.

Cimex columbarius       È presente nei nidi dei piccioni; può pungere l’uomo ma non  trasmette malattie.

Columbicola columbae      Insetto mallofago di piccole dimensioni. Si nutre di frammenti necrotizzati, desquamazioni epidermiche, peli, penne, corion delle uova. Può arrecare molestia, senza però produrre un danno diretto all’uomo.

Argas reflexus  Zecca molle che infesta i nidi ed i piccioni. Si rinviene esclusivamente in aree urbane, periurbane e rurali. Può attaccare l’uomo. Considerato  il  crescente  interesse  per  A.  reflexus, dovuto  sia  a  segnalazioni  di  abitazioni  letteralmente invase   da   questa   zecca,   sia   alla   sua   importanza sanitaria ,  reazioni  anafilattiche  gravi  dovute  all’alto potere   allergizzante   ed   eventuale   trasmissione   di patogeni , è sembrato utile riportare in una rassegna le attuali   conoscenze   riguardanti   la   distribuzione, l’ecobiologia,  il  ruolo  nella  trasmissione  di  agenti patogeni,  la  prevenzione  ed  il  controllo  di  questa zecca .

La zecca del piccione

  1. A. reflexus è una zecca molle per l’assenza, ad ogni stadio di sviluppo, dello scudo chitinoso dorsale. Morfologicamente la zecca presenta il corpo appiattito delimitato  da  un  bordo  finemente  striato,  è  privo  di occhi,  ha  il  rostro  in  posizione  ventrale  agli  stadi ninfale e adulto, i pulvilli (cuscinetti ambulacrali posti all’estremità  della  zampa)  solo  allo  stadio  larvale,  i peritremi (stigmi respiratori) piccoli localizzati tra il III ed il IV paio di zampe. Il dimorfismo sessuale è poco evidente:  l’apertura  genitale  del  maschio  ha  forma semilunare, mentre quella della femmina è una fessura più lunga del rostro. Le zampe sono prive di sporgenze, tranne un rigonfiamento preterminale a livello dei tarsi. A.  reflexus  di  giorno  si  nasconde  nelle  vicinanze dell’ospite, e di notte si nutre su di esso. Mentre il pasto di sangue di ninfe e adulti è molto rapido (20-30 min) ed abbondante  quelle  delle  larve  può  durare  molti  giorni (fino  ad  11).  La  femmina  dopo  l’ovodeposizione  non muore ma è pronta per compiere un altro pasto di sangue.

zecche dei piccioni

 Fig. 1. – A) adulto di Argas reflexus visto dorsalmente; B)   disegno   di   Argasidae   senza   scudo   dorsale   (a sinistra) e per confronto disegno di Ixodidae con scudo dorsale (a destra).

 Distribuzione geografica

  1. A.  reflexus  è  specie  paleartica,  originariamente parassita  del  colombo  selvatico  (C.  livia  livia)  ed  in seguito  anche  di  quello  domestico,  divenendo  specie endofila ben adattata agli ambienti urbanizzati. In Europa la specie è presente in Francia ; Germania; Polonia,  Yugoslavia;  ex  Cecoslovacchia; Svezia; Danimarca; ex URSS ; Gran Bretagna; Belgio; Olanda; Austria. In  Italia,  A.  reflexus  è  stata  segnalata  in  quasi  tutte  le regioni ad eccezione di quelle più meridionali.
Regione Località
(Provincia)
Abruzzo L’Aquila (AQ)
Magliano dei Marsi (AQ)
Rivisondoli (AQ)
Campania Portici (NA)
Emilia Romagna Bologna (BO)
Mendola (FO)
Modena (MO)
Ferriere (PC)
Parma (PR)
Friuli Venezia Giulia Trieste (TS)
Lazio Roma (RM)
Liguria Genova (GE)
Lombardia Milano (MI)
Bergamo (BG)
Marche Monti Sibillini (AP)
Piemonte Moncalieri (TO)
Candia Canavese (TO)
Puglia Cerignola (FG)
Toscana Firenze (FI)
Trentino Alto Adige Bolzano (BZ)
Veneto Venezia (VE)
Rovigo (RO)
Treviso (TV)
Verona (VR)
Padova (PD)

Ecobiologia

Habitat e comportamento

A.  reflexus,  in  seguito  alla  domesticazione  del colombo selvatico si è strettamente associata alle razze domestiche,  diventando  sempre  più  specie  endofila  e sinantropica.  Per  questa  ragione  A.  reflexus  è  zecca tipica degli ambienti domestici e rurali, dove è elevata la   presenza   dei   piccioni   e,   quando   rimane   priva dell’ospite  per  lungo  tempo  o  è  presente  in  numero elevato,  spesso  invade  le  abitazioni  e  attacca  l’uomo provocandogli  talvolta  danni  molto  gravi.  La  ricerca dell’ospite  vertebrato  avviene  attraverso  tropismi  di tipo   fisico   e   chimico.   Il   primo,   un   fototropismo negativo, porta la zecca ad essere attiva solo durante le ore di buio e ad orientarsi verso le zone buie: infatti di giorno è facile reperirla dietro quadri, sotto cuscini o nelle    screpolature    dei    muri.    Il    secondo,    un chemiotropismo positivo per la CO2 emessa dall’ospite permette   alla   zecca   di   percepire   CO2    grazie   alla permette   alla   zecca   di   percepire   CO2    grazie   alla  presenza  di  chemioricettori  localizzati  in  corrispondenza  dell’organo  di  Haller,  situato  a  livello  della superficie  dorsale  del  tarso  del  I  paio  di  zampe. L’attrazione per la CO2  è stata dimostrata anche speri- mentalmente  in  un’abitazione  del  centro  storico  di L’Aquila, utilizzando trappole a CO2  . La ricerca dell’ospite è anche influenzata da altri fattori quali: la temperatura,  i  periodi  di  nidificazione  dei  piccioni  e dal   comportamento   dell’uomo   stesso.  A.   reflexus, il giorno negli anfratti più stretti dei muri o del legno  Infine, nota a tutti è l’eccezionale resistenza di questa zecca al digiuno; anche sette anni .

Ciclo di sviluppo

Il   ciclo   biologico   di   A.   reflexus   si   svolge attraverso le fasi di sviluppo di uovo, larva esapode, un numero variabile di stadi ninfali, da 2 (ciclo breve) a  4  (ciclo  lungo),  ed  adulto.  La  durata  del  ciclo  di sviluppo è influenzata sia dalla temperatura che dalla umidità  relativa  (UR);  a  15  °C  e  75-90%  di  UR  lo sviluppo  è  fortemente  rallentato  soprattutto  per  la muta  da  larva  a  N1;  l’influenza  della  temperatura  è evidente anche nelle mute tra uno stadio ninfale ed il successivo e nel numero di stadi ninfali. Mediamente l’intero ciclo di sviluppo richiede circa tre anni a 22°C e 1-2 anni a 28 °C. Ogni femmina depone in media un  centinaio  di  uova  alla  volta  in  tre  deposizioni distanziate   l’una   dall’altra   di   5-6   settimane.   La produzione di uova non sembra influenzata né dalla temperatura  né  dall’UR,  così  come  il  periodo  di nutrizione   delle   larve   .   Sembra   che   le   uova presentino non solo un basso livello di tolleranza al caldo, 45 °C è la sua temperatura letale, ma anche al freddo; ad una temperatura di 3 °C e con un’UR del 76%  si  è  notata  una  mortalità  del  50%  delle  uova  A. reflexus è in grado di compensare la perdita di    acqua    assorbendo    vapore    acqueo    presente nell’atmosfera ad un’UR >75%; inoltre, è in grado di sopravvivere ad escursioni termiche di notevole entità . Questo le permette di insediarsi ad es. in attici caratterizzati  da  un’atmosfera  alquanto  secca  e  da un’alta variabilità della temperatura. Essendo il ciclo di sviluppo della specie fortemente rallentato dalle basse temperature, la zecca è attiva solo durante    la    stagione    calda    con    un    picco    in corrispondenza  della  metà  dell’estate .  La  muta delle ninfe ed adulti avviene solo durante i mesi estivi con un picco nel mese di agosto, mentre le N2, le N1  e  le  larve  si  nutrono  più  tardi  rispettivamente  a metà  luglio,  ad  agosto  e  settembre. Successivamente entrano  in  uno  stato  di  diapausa  e,  replete,  passano l’inverno. Le femmine che hanno compiuto il pasto di sangue, entrano in diapausa tra la fine di luglio e la fine di  agosto;  quelle  che  hanno  già  iniziato  l’ovodeposizione, si bloccano per riprendere la produzione di uova l’anno successivo, senza aver bisogno di un ulteriore pasto di sangue. Nel distretto di Berlino è stato rilevato nel  periodo  1989-1998  che  la  maggior  parte  delle infestazioni di edifici avviene tra marzo ed agosto con un picco tra maggio e giugno.

Azione patogena

La zecca del piccione svolge un importante ruolo nella trasmissione di agenti patogeni sia nel piccione che nell’uomo. Per quanto riguarda quest’ultimo, sono sempre  più  frequenti  le  segnalazioni  di  aggressioni, specialmente   in   prossimità   di   luoghi   un   tempo occupati dai piccioni. Nell’uomo, la puntura di questo acaro  può  dare  origine  a  patologie  cutanee,  dovute all’immissione di tossine secrete con la saliva, durante  il  pasto  di  sangue.  La  puntura  può  provocare  lesioni eritemato-papulose,  rushes  cutanei  orticarioidi,  con manifestazioni  mucocutanee,  respiratorie,  gastrointe- stinali e cardiocircolatorie fino allo shock anafilattico. Esistono due tipi di reazioni secondarie alla puntura di A.  reflexus :  (i)  reazioni  tossiche;  (ii)  reazioni anafilattiche   IgE-mediate   (orticaria,   angioedema, shock anafilattico). In  letteratura  vi  sono  segnalazioni  di  invasioni  di abitazioni   da   parte   di   A.   reflexus,   in   seguito   ad abbandono dei nidi da parte dei piccioni, già dall’inizio del  secolo  scorso.  Punture  di  A.  reflexus all’uomo sono riportate in Francia, in Austria, nella  ex  Cecoslovacchia ,  in  Polonia    e  in Germania . In Italia si sono avuti numerosi casi di punture da A.  reflexus.  Miadonna  et  al.  (1982)  riferiscono  di  un caso  di  shock  anafilattico  in  un  paziente  di  59  anni; Sirianni et al. (2000) hanno osservato in due pazienti, rispettivamente  di  37  e  26  anni,  reazioni  sistemiche gravi: orticaria, angio-edema e shock anafilattico . Cagnoli et al. (1985) impiegarono il RAST nella diagnosi  di  puntura  da  A.  reflexus .  Successiva- mente   altri  AA   ricercarono   nel   siero   di   pazienti anticorpi   IgE   specifici,   rivolti   verso   estratti   di ghiandole salivari di questo argaside . Va    comunque    ricordato    che    spesso    queste manifestazioni   allergiche   appaiono   in   seguito   a punture ripetute di A. reflexus; il più delle volte, infatti, il primo contatto con l’acaro passa del tutto inosservato o  viene  interpretato  come  conseguenza  di  punture  di altri artropodi. Infine è bene tenere presente che mentre la   risposta   positiva   indica   sicuramente   il   contatto ospite – argaside, la risposta negativa non esclude che il paziente sia stato punto da A. reflexus. Nel 1988 è stato ipotizzato il coinvolgimento di A. reflexus  nella  trasmissione  di  Borrelia  burgdorferi, agente patogeno della malattia di Lyme, in pazienti che vivevano in edifici invasi dalla zecca del piccione . Tuttavia, ulteriori studi hanno dimostrato che non esisteva alcuna evidenza sierologica della presenza di B. burgdorferi in 3186 campioni di sieri di piccioni catturati  in  12  aree  del  nord  e  centro  Italia  e  che  la positività in alcuni campioni a questa borrelia era solo una  conseguenza  di  una  reazione  crociata  con  B.anserina.  Infatti,  A.  reflexus  è  vettore  provato  di  B. anserina,  agente  della  spirochetosi  aviaria. Anche  in Polonia,  non  è  stata  evidenziata  la  presenza  di  B. burgdorferi (s.l.) in 24 esemplari di A. reflexus e recentemente    autori    tedeschi,    analizzando    800 esemplari di A. reflexus catturati in tre città tedesche, hanno  confermarono  l’assenza  dell’agente  patogeno della malattia di Lyme nella zecca del piccione.

Controllo e prevenzione

La capacità di A. reflexus di penetrare in ambienti ristretti,  il  suo  alto  grado  di  sopravvivenza  ed  altri importanti fattori morfologici, fisiologici e comporta- mentali,   rendono   il   controllo   di   questa   zecca estremamente complesso e costoso. A Berlino  le autorità  sanitarie  hanno  istituito  controlli  periodici degli  edifici  in  cui  stazionano  i  piccioni.  È  prevista, inoltre, la ricerca dei siti di aggregazione delle zecche con successivo uso di piretro per stanare A. reflexus dal nascondiglio e l’impiego di un pesticida di contatto a base  di  propoxur  (carbammato).  Queste  misure  di controllo  devono  essere  effettuate  periodicamente  a causa  della  resistenza  al  trattamento  da  parte  delle zecche, in particolare allo stadio di uova. Dal  momento  che  il  controllo  della  zecca  del colombo  risulta  particolarmente  difficile  ed  oneroso, rivestono   una   particolare   importanza   le   misure preventive atte a debellare, o perlomeno ridurre, la sua presenza  nelle  città.  Tali  misure  di  prevenzione  si concretizzano   nel   controllo   delle   popolazioni   di piccioni. A tale scopo possono essere utilizzati mezzi fisici, chimici e biologici. Nel primo gruppo vi sono i repellenti fisici costituiti da reti, fili e punte in acciaio, sorgenti   di   rumore,   trappole   che   impediscono   ai piccioni   di   posarsi   sopra   davanzali,   cornicioni, terrazze, ecc. I  mezzi  chimici  di  controllo  fanno  ricorso  alle tecniche di sterilizzazione chimica dei piccioni. Questi metodi,  ancora  in  fase  sperimentale,  trovano  difficile applicazione poiché i vari composti chimici utilizzati, gametocidi,  tranquillanti,  inibitori  ipofisari  e  tiroidei, anticoccidi   e   fungicidi,   non   hanno   dato   risultati apprezzabili nel piccione . È da aggiungere che la distribuzione dei mangimi trattati con sterilizzanti non sempre raggiunge la gran parte  dei  colombi  e  che  il  trattamento  deve  essere protratto con regolarità per alcuni anni. Ultimamente  come  metodo  biologico  di  controllo dei piccioni, si sta studiando la possibilità di introdurre nelle  popolazioni  di  colombi  altre  specie  di  volatili competitive o predatrici. Indubbiamente,   accanto   a   questi   metodi,   è necessario  che  nelle  città  vengano  eliminati  i  siti  di riposo e di nidificazione e che si limiti la distribuzione di   cibo   ai   piccioni.   Un’adeguata   informazione   ai cittadini, a mezzo stampa, televisione o opuscoli, sui rischi sanitari derivanti dalla presenza del piccione nei luoghi abitati, senza peraltro creare allarmismi, con la collaborazione   delle   associazioni   protezionistiche, sembra  essere  molto  utile  per  ridurre  il  numero  dei piccioni.