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Lotta Punteruolo Rosso

MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI DECRETO 7 febbraio 2011

Misure di emergenza per il controllo del Punteruolo rosso della palma Rhynchophorus ferrugineus (Olivier). Recepimento decisione della Commissione 2007/365/CE e sue modifiche.

IL MINISTRO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI

Vista la direttiva n. 2000/29/CE del Consiglio, dell’8 maggio 2000,concernente le misure di protezione contro l’introduzione nella Comunità di organismi nocivi ai vegetali o ai prodotti vegetali e contro la loro diffusione nella Comunità, e successive modificazioni;

Visto il decreto legislativo n. 267 del 18 agosto 2000 «Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali»;

Visto il decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 214, relativo all’attuazione della direttiva 2002/89/CE concernente le misure di protezione contro l’introduzione e la diffusione nella Comunità di organismi nocivi ai vegetali o ai prodotti vegetali;

Vista la decisione della commissione 2007/365/CE del 25 maggio 2007 che stabilisce misure d’emergenza per impedire l’introduzione e la diffusione nella Comunità di Rhynchophorus ferrugineus (Olivier);

Vista la decisione della commissione 2008/776/CE del 06 ottobre 2008 che modifica la decisione 2007/365/CE che stabilisce misure d’emergenza per impedire l’introduzione e la diffusione nella Comunità di Rhynchophorus ferrugineus (Olivier);

Vista la decisione della commissione 2010/467/CE del 17 agosto 2010 che modifica la decisione 2007/365/CE relativamente ai vegetali sensibili e alle misure da adottare nei casi in cui è identificato il Rhynchophorus ferrugineus (Olivier);

Visto il decreto ministeriale 9 Novembre 2007 “Disposizioni sulla lotta obbligatoria contro il punteruolo rosso della palma Rhynchophorus ferrugineus (Olivier). Recepimento decisione della Commissione 2007/365/CE (G.U. n. 37 del 13-2-2008);

Visto il decreto del Ministro dell’Interno 5 agosto 2008 “Incolumità pubblica e sicurezza urbana. Interventi del sindaco”;

Ritenuto di dover aggiornare le norme nazionali per il controllo e l’eradicazione del Rhynchophorus ferrugineus a quanto disposto dalla decisione della commissione 2010/467/CE del 17 agosto 2010;

Considerato che quasi tutte le piante attaccate da Rhynchophorus ferrugineus sono ubicate in ambiente urbano e possono rappresentare un grave pericolo per l’incolumità dei cittadini;

Ritenuto ai sensi dell’art. 54, comma 2 del decreto legislativo n. 267 del 18 agosto 2000, al fine di prevenire ed eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica per la presenza di piante infestate da Rhynchophorus ferrugineus, di coinvolgere i sindaci dei comuni nei quali stata accertata la presenza dell’insetto, nell’applicazione sui territori di loro competenza, delle misure fitosanitarie volte al controllo e all’eradicazione di Rhynchophorus ferrugineus;

Acquisito il parere del Comitato fitosanitario nazionale, di cui all’art. 52 del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 214, espresso nella seduta del 20 e 21 ottobre 2010;

Acquisito il parere favorevole della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di Trento e di Bolzano, espresso nella seduta del 16 dicembre 2010.

Decreta

Art. 1

Scopi generali

1. Il presente decreto ha lo scopo di impedire l’introduzione e la diffusione all’interno del territorio della Repubblica italiana del Punteruolo rosso della palma, Rhynchophorus ferrugineus (Olivier).

2. La lotta contro l’insetto Rhynchophorus ferrugineus è obbligatoria nel territorio della Repubblica italiana al fine di contrastarne l’insediamento e la diffusione.

Art. 2

Definizioni

1. Ai fini del presente decreto si intende per:

a) «organismo nocivo»: il coleottero curculionide Rhynchophorus ferrugineus (Olivier), in ogni suo stadio di sviluppo;

b) «vegetali sensibili»: le piante il cui fusto alla base ha un diametro superiore a 5 cm, di: Areca catechu, Arecastrum romanzoffianum (Cham) Becc, Arenga pinnata, Borassus flabellifer, Brahea armata, Butia capitata, Calamus merillii, Caryota maxima, Caryota cumingii, Chamaerops humilis, Cocos nucifera, Corypha gebanga, Corypha elata, Elaeis guineensis, Howea forsteriana, Jubea chilensis, Livistona australis, Livistona decipiens, Metroxylon sagu, Oreodoxa regia, Phoenix canariensis, Phoenix dactylifera, Phoenix theophrasti, Phoenix sylvestris, Sabal umbraculifera, Trachycarpus fortunei e Washingtonia spp.;

c) «zona di produzione»: un singolo appezzamento o un insieme di appezzamenti che può essere considerato come una singola unità produttiva o un’unica realtà aziendale. Questa può includere luoghi di produzione gestibili separatamente ai fini della difesa fitosanitaria.

2. In base alle indagini ufficiali di cui all’art. 6 sono definite:

a) «zona infestata»: zona compresa nel raggio di almeno un chilometro dal punto dove la presenza dell’organismo nocivo è stata confermata e che comprende tutti i vegetali sensibili che presentano suoi sintomi, e, se necessario, tutti i vegetali sensibili che appartengono allo stesso lotto al momento della messa in coltivazione;

b) «zona di contenimento»: zona infestata per la quale i risultati dei controlli annuali degli ultimi 3 anni hanno evidenziato l’impossibilità dell’eliminazione dell’organismo nocivo e per la quale si ritiene che entro il periodo supplementare di un anno non possa avvenire l’eradicazione come definito al punto 3 dell’Allegato alla decisione della Commissione 2010/467/UE;

c) «zona cuscinetto»: fascia perimetrale di almeno 10 km a partire dal confine della zona infestata;

d) «zona delimitata»: l’area costituita dall’insieme della «zona infestata», della «zona di contenimento» e della «zona cuscinetto».

Art. 3

 Divieti

1. È vietata l’introduzione, la diffusione e la detenzione dell’organismo nocivo nel territorio nazionale.

Art. 4

Importazione di vegetali sensibili

I vegetali sensibili possono essere introdotti nel territorio della Repubblica italiana unicamente nel caso in cui:

a) sono conformi alle prescrizioni fissate al punto 1 dell’allegato I;

b) al loro ingresso nel territorio della Repubblica italiana sono sottoposti ad ispezioni da parte dei Servizi fitosanitari regionali di cui all’art. 50 del decreto legislativo n. 214 del 19 agosto 2005, conformemente al Titolo VIII dello stesso decreto legislativo, e ne siano dichiarati indenni.

Art. 5

 Spostamenti di vegetali sensibili all’interno del territorio nazionale

I vegetali sensibili originari del territorio della Repubblica italiana o importati nel territorio della Repubblica italiana in conformità dell’articolo 4 possono essere spostati all’interno del territorio della Repubblica italiana unicamente se soddisfano le condizioni fissate all’allegato I, punto 2.

Art. 6

Indagini e notifiche

1. I proprietari o detentori a qualsiasi titolo di vegetali sensibili che sospettino o accertino la comparsa dell’organismo nocivo in aree ritenute indenni sono obbligati a darne immediata comunicazione al Servizio fitosanitario regionale a norma dell’art. 8 del decreto legislativo n. 214/2005.

2. I Servizi fitosanitari regionali, eseguono annualmente indagini ufficiali per rilevare l’eventuale presenza dell’organismo nocivo o determinare eventuali indizi di infestazione dei vegetali sensibili attraverso ispezioni sistematiche, con la collaborazione delle amministrazioni comunali per quanto di loro competenza. I risultati di tali indagini sono notificati al Servizio fitosanitario centrale entro il 31 gennaio di ogni anno unitamente a:

a) una versione aggiornata del piano d’azione adottato a norma del punto 3 dell’allegato II, comprese le misure ufficiali conformemente al punto 2 dell’allegato II.

b) un elenco aggiornato delle zone delimitate, comprese informazioni aggiornate inerenti la loro descrizione e la loro localizzazione cartografica.

3. I Servizi fitosanitari regionali, qualora accertino la comparsa dell’organismo nocivo in zone precedentemente risultate indenni, ne danno immediata comunicazione al Servizio fitosanitario centrale.

4. Il Servizio fitosanitario centrale notifica:

a) alla Commissione, entro il 28 febbraio di ogni anno, i risultati delle predette indagini annuali;

b) alla Commissione e agli altri Stati membri, entro cinque giorni e per iscritto, la comparsa dell’organismo nocivo in zone precedentemente risultate indenni di cui al comma 3.

Art. 7

 Misure fitosanitarie in zone delimitate e piani d’azione

1. Quando dai risultati delle indagini o notifiche di cui all’articolo 6, o da informazioni di qualsiasi altra origine, si rilevano indizi della presenza dell’organismo nocivo nel territorio di competenza, il Servizio fitosanitario regionale deve tempestivamente:

a) fissare una zona delimitata a norma del punto 1 dell’allegato II;

b) elaborare e attuare un piano d’azione in tale zona delimitata, a norma del punto 3 dell’allegato II, comprese le misure ufficiali, conformemente al punto 2 dell’allegato II.

2. Dell’istituzione delle zone delimitate di cui all’art. 2 con relativa cartografia e piani di azione viene data contestuale comunicazione al Servizio fitosanitario centrale, che ne informa la Commissione e gli altri Stati membri entro un mese dalla notifica effettuata a norma dell’articolo 6, paragrafo 4, lettera b).

3. I Servizi fitosanitari regionali garantiscono che il piano d’azione e le misure tecniche di cui al punto b) del paragrafo 1 dell’articolo 7, siano attuate da dipendenti pubblici tecnicamente qualificati e debitamente autorizzati e/o da agenti o operatori qualificati, oppure almeno sotto la diretta supervisione degli enti ufficiali competenti.

4. I Servizi fitosanitari regionali possono derogare all’obbligo di fissare una zona delimitata di cui alla lettera a), comma 1, nei casi in cui dai controlli e dalle notifiche di cui all’articolo 6, oppure da informazioni di qualsiasi altra origine, sia comprovato che:

a) i vegetali risultati infestati facciano parte unicamente di una partita di vegetali sensibili e siano ubicate al centro di una zona con un raggio di 10 km nella quale l’organismo specifico non era stato precedentemente riscontrato;

b) la partita sia stata introdotta all’interno della zona interessata da non più di 5 mesi e fosse già infestata al momento dell’introduzione; e

c) prendendo in considerazione principi scientifici validi, la biologia dell’organismo, il livello di infestazione, il periodo dell’anno e la particolare distribuzione dei vegetali sensibili nella Repubblica Italiana, non si sia manifestato alcun rischio di diffusione dell’organismo specifico dal momento dell’introduzione della partita contaminata nella zona in questione. In tali casi i Servizi fitosanitari regionali elaborano un piano d’azione conformemente al punto 3 dell’allegato II, ma possono decidere di non definire una zona delimitata e di limitare le misure ufficiali di cui al punto 3 dell’allegato II alla distruzione del materiale infestato, attuando al contempo un programma di controllo intensificato in una area di almeno 10 km attorno alla zona infestata nonchè misure volte a tracciare il relativo materiale vegetale;

5. I Servizi fitosanitari regionali attuano le misure fitosanitarie nelle zone delimitate sulla base dei piani di azione regionali predisposti in conformità con il piano di azione nazionale che è approvato dal Comitato Fitosanitario Nazionale di cui all’art. 52 del D.Lgs. 214/2005.

Art. 8

 Attuazione del piano d’azione

1. I Servizi fitosanitari regionali, quando accertano la presenza dell’organismo nocivo prescrivono ai proprietari le misure fitosanitarie da attuare, le quali sono adottate in conformità al piano di azione.

2. I Servizi fitosanitari regionali, notificano alle Amministrazioni comunali interessate, oltre al piano di azione regionale anche le misure di cui al comma 1, ai fini della valutazione di pericolo per la pubblica incolumità di cui all’art. 54, comma 2 del decreto legislativo. n. 267 del 18 agosto 2000.

3. Le amministrazioni comunali, qualora ravvisino situazioni di pericolo per la pubblica incolumità o pericolo di scadimento della qualità del patrimonio ambientale urbano derivanti dalla presenza di vegetali di palma infestate sui territori di loro competenza, provvedono all’attuazione degli interventi ritenuti più idonei secondo i piani di azione stabiliti dal Servizio fitosanitario regionale competente per territorio.

Art. 9

Azioni divulgative e formative

1. I Servizi fitosanitari regionali, danno massima divulgazione della pericolosità dell’insetto, della conoscenza dei sintomi e delle tecniche di lotta e prevenzione.

2. I Servizi fitosanitari regionali predispongono piani formativi finalizzati a qualificare gli operatori che devono attuare le misure tecniche previste dal piano di azione.

Art. 10

 Misure finanziarie

1. Le misure obbligatorie derivanti dall’applicazione del presente decreto sono a cura e spese dei proprietari o conduttori, a qualsiasi titolo, dei luoghi ove sono presenti piante sensibili.

2. Le regioni al fine di prevenire gravi danni per l’economia e per l’ambiente ed il paesaggio possono stabilire interventi di sostegno connessi all’attuazione del presente provvedimento.

Art. 11

Sanzioni

1. Chiunque non ottemperi alle disposizioni di cui al presente decreto è punito con le sanzioni amministrative previste dall’art. 54 del decreto legislativo n. 214/2005.

Art. 12

Disposizioni finali

1. Il presente decreto annulla e sostituisce il decreto ministeriale 9 Novembre 2007 “Disposizioni sulla lotta obbligatoria contro il punteruolo rosso della palma Rhynchophorus ferrugineus (Olivier). Recepimento decisione della Commissione 2007/365/CE. Il presente decreto ha carattere d’urgenza ed entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.

Roma, 7 febbraio 2011     Il Ministro: Galan

ALLEGATO I

1. Prescrizioni specifiche relative all’importazione

 Fermo restando quanto disposto dall’allegato III, parte A, punto 17 e dall’allegato IV, parte A, sezione I, punti 34, 36.1 e 37 del decreto legislativo n. 214/2005, i vegetali sensibili originari di paesi terzi devono essere accompagnati da un certificato, come previsto dal comma 1, lettera d). dell’art. 36 del suddetto decreto, che indica alla rubrica «Dichiarazione supplementare» che i vegetali sensibili, compresi quelli raccolti in habitat naturali sono stati coltivati:

a) per tutto il loro ciclo di vita in un paese in cui non si conoscono manifestazioni dell’organismo nocivo; oppure

b) per tutto il loro ciclo di vita in luoghi di produzione che il Servizio nazionale per la protezione dei vegetali del Paese di origine ha riconosciuto indenni, conformemente alle norme internazionali per le misure fitosanitarie; e alla rubrica «Paese di origine» indica la denominazione della zona indenne; oppure

c) durante un periodo di almeno un anno prima dell’esportazione sono stati coltivati in un luogo di produzione:

i) registrato e controllato dal Servizio nazionale per la protezione dei vegetali nel paese di origine e

ii) in cui i vegetali si trovano in un sito a protezione fisica totale per impedire l’introduzione dell’organismo nocivo o sono stati utilizzati trattamenti preventivi adeguati;

iii) in cui non sono state rilevate manifestazioni dell’organismo nocivo nel corso dei controlli ufficiali effettuati almeno ogni tre mesi o immediatamente prima dell’esportazione.

2. Condizioni per gli spostamenti

Tutti i vegetali sensibili originari della Repubblica italiana o importati in Italia in conformià con l’art. 4 possono essere spostati all’interno della Comunità Europea soltanto se sono accompagnati da un Passaporto delle piante CE compilato ed emesso in conformità alla direttiva 92/105/CEE della Commissione e sono stati coltivati:

a) per tutto il loro ciclo di vita in una regione, Stato membro o in un Paese terzo dove non si conoscono manifestazioni dell’organismo nocivo; oppure

b) per tutto il loro ciclo di vita in luoghi di produzione che il Servizio Fitosanitario regionale o il Servizio nazionale per la protezione dei vegetali di un Paese terzo hanno riconosciuto indenni conformemente alle norme internazionali per le misure fitosanitarie; oppure

c) in un luogo di produzione dove durante un periodo di due anni prima dello spostamento:

i) i vegetali sensibili sono stati tenuti in un sito a protezione fisica totale per impedire l’introduzione dell’organismo nocivo oppure sottoposti ad applicazione di trattamenti preventivi adeguati; e

ii) non sono state riscontrate manifestazioni dell’organismo nocivo nei controlli ufficiali effettuati almeno ogni tre mesi; oppure

d) se importati in conformità del punto 1, lettera c), del presente allegato, sono stati coltivati dal momento dell’introduzione nel territorio della Repubblica Italiana in un luogo di produzione in cui, durante un periodo di almeno un anno prima dello spostamento:

i) i vegetali sensibili erano situati in sito a protezione fisica totale con reti metalliche per impedire l’introduzione e/o la diffusione dell’organismo specifico; e

ii) non sono state riscontrate manifestazioni dell’organismo specifico nei controlli ufficiali effettuati almeno ogni tre mesi.

ALLEGATO II

1. Fissazione delle zone delimitate

La delimitazione esatta delle zone di cui al comma 2 dell’Art. 2 deve basarsi su principi scientifici validi, sulla biologia dell’organismo nocivo, sul livello di contaminazione, sul periododell’anno e sulla particolare distribuzione dei vegetali sensibili nella regione interessata. Se la presenza dell’organismo specifico è confermata al di fuori della zona infestata la delimitazione delle zone andrà modificata di conseguenza. Nei casi in cui diverse zone cuscinetto si sovrappongano o siano vicine dal punto di vista geografico si dovrà definire una zona delimitata più ampia che includa le varie zone delimitate e le zone tra di esse. In base ai controlli annuali di cui al comma 2 dell’Art. 6, se l’organismo specifico non è identificato nella zona delimitata per un periodo di tre anni tale zona è abolita e non sono più necessarie le misure previste al punto 2 del presente allegato.

2. Misure ufficiali nelle zone delimitate

 Delle misure ufficiali di cui all’articolo 7, paragrafo 1, lettera b), da adottare nelle zone delimitate fanno parte almeno:

a) adeguate misure volte all’eliminazione dell’organismo specifico comprendenti:

i) distruzione, oppure, se del caso, risanamento meccanico completo dei vegetali sensibili infestati;

ii) misure volte a prevenire la diffusione dell’organismo specifico durante gli interventi di distruzione o disinfestazione mediante l’applicazione di trattamenti chimici nelle immediate vicinanze;

iii) trattamento adeguato dei vegetali sensibili infestati;

iv) se del caso, impiego di tecniche di cattura massale con trappole a feromone nelle zone infestate;

v) se del caso, sostituzione di vegetali sensibili con vegetali non sensibili;

vi) qualsiasi altra misura che possa contribuire all’eliminazione dell’organismo specifico;

b) misure relative al monitoraggio intensivo per verificare la presenza dell’organismo specifico tramite ispezioni e metodi adeguati, comprese le trappole a feromone almeno nelle zone infestate;

c) se necessario, misure specifiche per affrontare qualsiasi particolarità o complicazione che possa essere ragionevolmente ritenuta in grado di prevenire, impedire o ritardare l’attuazione delle misure, in particolare quelle relative all’accessibilità e all’eliminazione adeguata di tutti i vegetali sensibili, infestati o sospetti, indipendentemente dalla loro ubicazione, dal fatto che siano di proprietà pubblica o privata o dalla persona o ente che ne è responsabile.

3. Elaborazione e attuazione dei piani d’azione

Il piano d’azione di cui all’articolo 7, paragrafo 1, lettera b), contiene una descrizione dettagliata delle misure ufficiali da adottare al fine di eliminare l’organismo specifico. Comprende inoltre un termine entro cui attuare ciascuna di tali misure. Il piano d’azione tiene conto della norma internazionale per le misure fitosanitarie – ISPM n. 9 e si basa su un approccio integrato conformemente ai principi fissati dalla norma internazionale per le misure fitosanitarie – ISPM n. 14. Nelle zone di contenimento di cui all’Art. 2, comma 2, lettera b) il piano d’azione e la relativa attuazione si concentrano innanzitutto sul contenimento e sulla soppressione dell’organismo specifico nella zona infestata, mantenendo l’eliminazione come obiettivo di più lungo termine. Il piano d’azione riguarda almeno le misure ufficiali di cui al punto 2. Esso prende in considerazione tutte le misure elencate al punto 2, lettera a), e illustra i motivi che hanno portato alla selezione delle misure da attuare, descrivendo la situazione, i dati scientifici e i criteri alla base della scelta di tali provvedimenti.

I retroscena dello smaltimento delle palme nelle discariche autorizzate

Abbattimento palme

In base al regolamento previsto dal Servizio Fitosanitario Regionale, tutte le palme affette da punteruolo rosso (Rhynchophorus ferrugineus Olivier), se non possono essere curate, devono essere abbattute secondo delle normative vigenti e smaltite in discariche autorizzate. Il criterio di smaltimento, delle palme abbattute, viene valutato dallo stesso regolamento del Servizio Fitosanitario, il quale permette di poter portare alla discarica autorizzata per il trattamento della palma,  solo la parte della palma affetta nel quantitativo in cui si rileva la presenza oggettiva del punteruolo rosso. Le norme del Servizio Fitosanitario stabiliscono inoltre che il resto della palma, non infetta, può essere smaltito, sempre in discarica autorizzata, come normalissimo materiale vegetale.

Le discariche autorizzate a questo tipo di smaltimento non sono molte e bisogna ricordare che i costi di smaltimento per il materiale infetto sono abbastanza alti, mentre quelli del materiale vegetale non infetto sono più contenuti. Per entrambi i tipi di materiale, i costi sono riferiti al peso e, se si tiene conto che una palma è composta principalmente di acqua si può immaginare l’eccessivo peso e i relativi costi, un metro di palma pesa più o meno 6 quintali.

Alla luce di questo, le ditte che effettuano gli abbattimenti delle palme, portano il materiale, sia infetto che non, in discarica per smaltirlo come da normativa.

Ed è qui che le ditte hanno la sorpresa!

Alcune discariche, ricevendo il rifiuto vegetale portato dalle ditte che hanno effettuato l’abbattimento, e che precedentemente hanno separato l’infetto dal non infetto, lo accettano solo considerandolo totalmente infetto senza fare la prescritta differenzazione calcolando “chiaramente” il costo nettamente più alto. In questo modo ci guadagnano un bel po!!!!

Ci sono discariche che addirittura smaltiscono il materiale considerandolo tutto infetto partendo da un minimo di “tot” peso, anche se il materiale da smaltire risultasse di peso molto inferiore rispetto al minimo stabilito. Esempio:se la palma abbattuta viene portata in una discarica dove il minimo accettato per materiale infetto è di peso pari a 20 quintali e la palma ne pesa 11, viene comunque considerata come materiale infetto del peso di 20 quintali e di conseguenza viene applicato un costo maggiore rispetto a quello reale.

Purtroppo gli abbattimenti sono all’ordine del giorno visto il dilagare del punteruolo rosso e le discariche autorizzate essendo poche sul territorio fanno loro le regole, condizionando i costi per i servizi di abbattimento che le ditte specializzate devono presentare al cliente possessore di palme infette. Gravando sui portafogli aumentano le possibilità che le palme non vengano abbattute secondo le normative vigenti o, ancora peggio, che non vengano smaltite in discariche autorizzate, ma tagliate e gettate nei cassonetti o lasciate ai margini delle strade poco trafficate, aumentando il dilagare dell’infestazione.

Una delle discariche che applica il sistema di controllo sui costi ed il materiale da smaltire, non tenendo in considerazione le norme del servizio fitosanitario regionale, si trova in provincia di Latina.

In conclusione è vero che i costi per l’abbattimento di una palma infetta sono alti ma non sempre sono le ditte che eseguono l’abbattimento ad arricchirsi e a far si che le palme vengano lasciate marcire.

Larve Punteruolo Rosso

Larve di punteruolo rosso,  fameliche mangiatrici della fibra delle palme….Povere le nostre palme rose vive!!!!!!…sempre che….non si interviene prevenendole.

Sapete perchè l’infestazione del punteruolo rosso risulta difficile da individuare?
Perchè le sue larve sono fototropiche negative, ossia rifuggono la luce, pertanto rodono la palma sempre più in profondità. Essendo la palma costituita principalmente da acqua e molte fibre rimane, all’apparenza, intatta anche se le larve del punteruolo hanno mangiato internamente la palma. Solo dopo un’acquazzone o un colpo di vento, la chioma collassa su se stessa . A questo punto la palma è seriamente compromessa e difficilmente si potrà intervenire per salvarla.
Ecco perchè  è necessario procedere con i trattamenti, ai primi sintomi d’infestazione o con la prevenzione, prima che l’insettaccio depositi le sue uova da dove nasceranno le fameliche larve.
I sintomi che danno un campanello d’allarme sono: foglie rosicchiate e/o ingiallite, fori di sfarfallamento alla base dell’attaccatura delle foglie al tronco, nel caso di una palma “femmina” la mancanza parziale dei datteri o la loro grandezza nettamente inferiore agli anni precedenti, inoltre un deperimento generale, come foglie non ingiallite (secche) che scendono, dando alla chioma una forma a ombrello e presenza di bozzoli alla base della palma.

 

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Disinfestazione Punteruolo rosso

Il Punteruolo rosso la cui larva infesta le nostre palme portandole al collasso se non si interviene in tempo con la disinfestazione facendo irrorazioni in chioma con insetticidi sistemici, intervenendo con il metodo della dendrochirurgia e dell’endoterapia.

   

 Punteruolo Rosso palme Roma 

Sconfitto il ”punteruolo rosso” salvezza per le palme di Roma

Arriva dal mare la salvezza per le palme di Roma. Una task force finanziata dal Campidoglio e composta da periti agrari e da dottori forestali ha trovato il rimedio contro il “punteruolo rosso”, il terribile parassita che ha già decimato centinaia di alberi nei quartieri costieri e che ha cominciato l’invasione anche in città.Centodieci su centodieci salvate dall’epidemia. E’ il risultato entusiasmante del trattamento sperimentale preventivo completato a Ostia dalla squadra messa in campo dall’assessorato comunale all’Ambiente. Da domani la lotta si sposterà a Roma e si comincerà dalle palme di Villa Torlonia ed a quelle di Villa Pamphili. Il Rhynchophorus ferrugineis, questo il nome scientifico del disastroso pidocchio importato dall’Africa, è stato sconfitto al Lido da una tecnica iniettiva studiata dal Collegio dei periti agrari di Roma e da esperti forestali. «Si tratta di una procedura che sta dando risultali pieni – spiega Leonardo Perronace, segretario del collegio e capo del team di operatori – Abbiamo dovuto attendere i primi caldi e quindi il risveglio vegetativo delle piante per poter intraprendere la controffensiva».Per comprendere il funzionamento della medicina, bisogna fare un passo indietro e capire qual è l’effetto del “punteruolo rosso”. Il parassita vola di pianta in pianta anche in un raggio di un chilometro e mezzo, rilasciando per ciascun individuo decine di migliaia di uova sulla sommità delle palme. Quando le uova si schiudono, le larve aggrediscono l’albero nutrendosi della linfa e della parte verde. In meno di novanta giorni la pianta non solo muore ma diventa essa stessa veicolo d’infezione. Da ciò l’obbligo imposto dalla Regione Lazio di abbattere i fusti e distruggerli attraverso incenerimento. Un’impresa che costa tra i mille ed i millecinquecento euro a pianta.La piaga del punteruolo rosso ha sterminato centinaia di palme dapprima sul litorale romano, da Sabaudia a Ostia a Casal Palocco, all’Infermetto, sino a Cerveteri e Ladispoli. Poi ha invaso Roma. Piante essiccate sono state registrate all’Eur, lungo la Casilina e in piazza Cavour. Dopo una sperimentazione durata diversi mesi, finalmente l’antidoto.«La cura preventiva – spiegano Perronace e il forestale Bruno Santoro assistiti da Luca Coletta – riguarda un’endoterapia a base di Amabectina diluita con un solvente che ne favorisce l’assorbimento da parte della pianta. Si agisce sulle palme sane ma anche su quelle che mostrano i primi sintomi». L’Amabectina è un veleno estratto da un batterio del terreno che agisce per ingestione da parte del parassita e che in 12 ore dimezza la sua tossicità sugli altri esseri viventi per effetto dell’insolazione.L’attrezzatura della squadra anti-punteruolo sembra quella di un ghostbuster: trapano a punta lunga disinfettata a fuoco, valvolina plug e iniettore che funziona ad una pressione di tré atmosfere. La preoccupazione del professor Carlo Blasi, docente della Sapienza e presidente della Società italiana di Botanica, di «intervenire il più presto possibile per evitare l’epidemia, ma senza utilizzare sostanze volatili che possono causare problem i di tossicità», è stata rispettata in pieno.«L’Amabectina – spiega Perronace – resta imprigionata nella pianta ed è assorbita dal tessuto vegetale. Quando le larve mangiano, si avvelenano. Ne abbiamo trovate a milioni morte in quegli alberi che sospettavamo potessero essere stati colpiti dal punteruolo rosso».L’efficacia è confermata anche da un’azienda specializzata, la arboricoltura.net, che ha impiegato lo stesso trattamento su circa 150 piante in giardini privati di Casal palocco e Infernotto. «Da lunedì – anticipa il team di lavoro finanziato dal Comune di Roma -opereremo a Villa Torlonia e in altri punti a rischio della città. Purtroppo il finanziamento prevede il trattamento per altre 200 essenze, ci auguriamo che si possa proseguire e arrivare a tutelare l’intero patrimonio comunale delle palme che conta circa duemilacinquecento esemplari». Il nuovo dirigente dell’assessorato comunale all’Ambiente, Bruno Cignini, sottolinea che «finanziare il trattamento per il resto del patrimonio di palme pubbliche è una priorità che sottoporrò all’attenzione del nuovo sindaco Alemanno». 
FONTE:  STABIACHANNEL